
“L’Orgasmo del regime” è un libro che affonda a piene mani nei ricordi di Fedora Sandelli, nei suoi appunti sparsi, organizzati con l’aiuto di un giornalista, in uno scritto che ripercorre le vicende e la sua avventura di tenutaria di bordelli privati, mascherati sotto forma di circoli, frequentati dai maggiori gerarchi fascisti. Uno dei compiti principali delle ragazze era quella di allietare le serate erotiche degli esponenti del regime, spesso accompagnati dagli illustri ospiti germanici, quale Goering, Goebbels, il maledetto Hitler in persona. Affiorano con sofisticata e sensuale eleganza i racconti delle ragazze, le confidenze sussurrate dalle ragazze alla madama che, con dovizia di particolari e una compiaciuta partecipazione sessuale, riporta i vizi privati di questi personaggi che tanto danno portarono ai destini di milioni di persone. Sono rapporti sessuali selvaggi quelli che emergono, si percepisce a pelle una scarsa considerazione della donna, trattata come sfogo per le pulsioni bestiali, per giochi erotici spericolati, per rapporti frettolosi ma violenti. Tuttavia i racconti sono raddolciti dalla penna sapiente, l’atmosfera viene ovattata e filtrata, come in una bruma mattutina leggera e trasparente, dalle descrizione dei corpi femminili, una sodezza della carne, da confronti dei seni che rinviano, in un certo senso, al biblico cantico. Capezzoli descritti come da un pennello d’artista, gambe statuarie, mise di una sensualità raffinata, un sapere del mestiere più antico del mondo che affascina, turba, coinvolge l’immaginario maschile, ma anche quello femminile.
Il ventennio fascista è un segmento temporale profondamente inciso da una doppiezza etica e morale di natura dissimulatrice: la propaganda amplifica i valori cristiani della famiglia, del focolare domestico, della donna/santa madre imperitura, fattrice di figli destinati a un destino supremo, alla gloria della patria, ad impugnare le baionette forgiate nel destino del nuovo impero ereditato dalla matrice romana. In privato vengono privilegiati i valori della corruzione, del tradimento e della lussuria. E’ un erotismo torbido, mascherato dalla eleganza di una società che fonda i canoni estetici nel movimento decorativo ed artistico denominato Deco’, impostato su una purezza di linee semplici, su un geometrismo di solidi cubici e sferici, un distillato di purezza tornita e levigata, con sconfinamenti nell’astrazione che fonde le punte dinamiche più avanzate del Futurismo con il moderno design della Bauhaus. Tamara de Lempicka incarna più di tutti questo movimento, ma ancor di più l’eros eburneo del periodo. Essa conobbe appieno i costumi sessuali più sfrenati, fu ospite di Gabriele D’Annunzio, presso cui ebbe modo di conoscere i riti orgiastici del vate e la sua depravazione, la ricerca di un piacere sempre più elaborato, di una soddisfazione degli impulsi ricercata, un vate assetato di orgasmi complicati, ormai consumato dalla consueta sensualità, assetato di nuove emozioni. Tamara riesce a stabilire un confine netto entro cui racchiudere delle immagini ad alto contenuto erotico, entro cui descrivere una lussuria raffinata, talvolta equivoca, fatta di donne attraenti, ammiccanti, equivoche, soprattutto rivestite da un fascino misterioso, da sguardi che emettono richiamo irresistibili, volti incorniciati da capigliature a caschetto, seni turgidi, invitanti come una coppa di nettare degli dei. Tamara esercita la sua professione di ritrattista spogliando il personaggio femminile, talvolta pudico nel coprirsi il seno, ma uno schermo che finisce per esaltare la sensualità. Spesso sono grovigli orgiastici, contorcimenti dei corpi maschili e femminili spasmodici nell’orgasmo simulato o vero che sia, membra levigate e tornite come colonne idealizzate nella lussuria, amori di gruppo e amori saffici destinati a stimolare l’eros privato della ricca borghesia nell’era del fascismo, ad arredare le pareti dei bordelli di lusso, una sorta di cinematografia pornografica dell’epoca, uno stimolo visivo per gli esercizi ginnico-erotici.
Come sempre la storia ha i suoi riflussi, ritorni ciclici, il potere si consolida sulla corruzione, i flussi finanziari servono a corrompere, quindi a consolidare il potere acquisito. Assieme al vile denaro si accompagnano i vizi, la lussuria sfrenata. Ne danno un triste esempio alcuni politici che, nella solitudine romana (sigh) si sono dedicati alla cocaina e alle feste orgiastiche, alle ammucchiate. Nulla contro i vizi privati, quando non sei una persona pubblica, nulla contro la libertà sessuale, anzi, noi ragazzi degli anni ’70 abbiamo combattuto strenuamente contro il falso moralismo, contro l’ipocrisia di una borghesia di mentalità ristretta, falsa e perversa. Abbiamo partecipato nudi ai concerti, abbiamo fatto l’amore in pubblico, abbiamo girato nudi in moto, abbiamo celebrato la sessualità aperta senza alcun limite, l’abbiamo accompagnata con sostanze psichedeliche (almeno io), abbiamo appagato la nostra volontà di esplorazione sessuale senza tabù e senza remore. Tuttavia dobbiamo assistere a spettacoli miseri oggi, a nuovi conducator che si gettano in battute di caccia su ragazzine pronte a vendersi per una comparsata, a un mercato del sesso e del corpo senza limiti, svolto nel foro mediatico: intercettazioni distrutte, collier in tasca come se fosse cosa normale di ogni giorno improvvisare la partecipazione a una festa di compleanno, alla celebrazione del genetliaco della protetta, e così ministeri sparsi come premi per prestazioni particolari, erotismo comprato, smerciato, barattato. Ma allora con il trascorrere degli anni sei diventato borghese, mi sono chiesto? No, semplicemente a un personaggio che guida un paese non è concesso mentire, se mente su una semplice copula, mente su tutto il resto. Così come il duce mentiva agli italiani e a sé stesso, il nuovo capo regime mente a tutti noi, fonda il potere sulla corruzione e sulla lussuria, sulla mercificazione del sesso. Ma poi chi siamo noi per giudicare? Non siamo nulla, piccoli granelli di polvere, ma vediamo nel nostro piccolo quotidiano, nei rapporti interpersonali, nella rete stessa, il radicato e profondo istinto alla prevaricazione, all’attitudine a scatenare guerre inutili solo per egocentrismo, edonismo di conquista di spazi, corrotti e corruttori, pronti a calarci come predatori sul nostro vicino per sbranarlo, a lanciare avvertimenti mafiosi pur di conservare le misere posizioni raggiunte. E allora che ci resti almeno il sesso, la lussuria se ne siamo capaci.
Vic